Homepage story maps messina 1908L'immagine è un collegamento alla Storymap "L'alba di dolore sullo Stretto", pubblicata dal team INGVTerremoti 

Il 28 dicembre 1908, alle 05:20 del mattino, si verificò uno dei terremoti più forti avvenuti nel mar Mediterraneo. L'epicentro, in mare, innescò il maremoto più distruttivo mai registrato in Italia, con gravi conseguenze sulle coste della Sicilia orientale e del sud della Calabria. A oltre cento anni di distanza alcuni segni di quella giornata - e dei mesi successivi - sono ancora vivi nella memoria delle nuove generazioni e influenzano il modo in cui le persone percepiscono il rischio tsunami. (Al link puoi navigare la Storymap "L'alba di dolore sullo Stretto" con ulteriori approfondimenti)

Una ricerca pubblicata sulla rivista Sustainability, condotta dai ricercatori del Centro Allerta Tsunami e del dipartimento di Comunicazione e Ricerca Sociale della Sapienza, ha analizzato il legame tra memoria storica e consapevolezza del rischio nelle comunità costiere. Lo studio ha coinvolto 5.842 persone e ha mostrato che, nelle aree direttamente colpite nel 1908, la percezione del rischio tsunami è significativamente più alta rispetto ad altre zone costiere italiane. Utilizzando gli strumenti della metodologia della ricerca sociale, i ricercatori hanno osservato che questa differenza persiste anche oggi, nonostante siano passati più di 115 anni. All’interno delle stesse regioni, Calabria e Sicilia, i livelli di consapevolezza risultano più elevati nei comuni dove il maremoto del 1908 è documentato storicamente. Questo suggerisce che la memoria del passato funzioni come una forma di conoscenza legata al territorio, tramandata di generazione in generazione, essa è in grado di influenzare la percezione dei pericoli ambientali.

Un elemento chiave di questa continuità è la comunicazione interpersonale. Nelle aree colpite nel 1908, il 10,1% degli intervistati indica il passaparola e i racconti di parenti e vicini come fonte di informazione sul rischio, più del doppio rispetto alle altre zone costiere. Molti partecipanti allo studio fanno riferimento alle storie raccontate dai nonni, che descrivevano in prima persona il disastro, mostrando come la memoria orale contribuisca a mantenere viva l’attenzione sul rischio. I media tradizionali, come i telegiornali, restano la principale fonte di informazione per oltre l’80% del campione, ma spesso si concentrano su eventi lontani e spettacolari, come gli tsunami avvenuti in Asia. La memoria locale del 1908, invece, offre una percezione più concreta e realistica del pericolo, legata alle caratteristiche specifiche del territorio. 

Secondo i ricercatori, la riduzione del rischio futuro non può basarsi solo su sistemi di allerta tecnologicamente avanzati. È necessario affiancare la conoscenza scientifica alla memoria storica locale, valorizzando testimonianze, racconti e documenti del passato. In questo senso, il ricordo del 1908 non è soltanto una traccia di un evento tragico, ma una risorsa utile per rafforzare la preparazione e accrescere la consapevolezza delle comunità costiere.