La filosofia Razionalistica del XVII-XVIII secolo, a cui afferisce il filosofo Leibniz per il quale: "tutto è per il meglio nel migliore dei mondi possibili", è caratterizzata dall’interesse per la scienza, la logica, la matematica e il tentativo di fondare la conoscenza su basi razionali. Il concetto su cui si fonda il Razionalismo è che Dio, essendo infinitamente saggio, buono e onnipotente, ha creato il mondo in modo che contenga la massima perfezione possibile, pur essendo esposto al male e alle imperfezioni.
Il terremoto e lo tsunami del 1 novembre del 1755, sollevarono domande sulla giustizia divina. Voltaire - confrontandosi con la sofferenza e la devastazione causate da una catastrofe che sterminò decine di migliaia di persone, colpendo profondamente l’intera Europa - nel suo famoso Poema sul disastro di Lisbona, mise in dubbio l'idea di un mondo ordinato e benevolo, come suggerito dal filosofo Leibniz.
La sua critica si articola su un piano emotivo e razionale. Voltaire descrive vividamente il dolore e la disperazione delle vittime, cercando di trasmettere l’assurdità della filosofia dell’ottimismo alla luce della realtà tragica e, nel suo poema, rivolgendosi a Dio, esprime gran sgomento:
«E tu, tremendo Dio, che mi sentivi esclamare [...] ‘L’ombra del nulla scompare alla tua voce!’ […] Poté davvero quest’amore senza misura [...] dare alla terra distruzioni così dure?».
Voltaire si chiede, perciò, come si possa giustificare la morte di persone devote e innocenti in un disastro di questa portata. In questa chiave, Voltaire, offre una delle prime riflessioni moderne sul rapporto tra l’uomo, il male e la natura lasciando un’eredità che ispirerà il pensiero illuminista. Il Poema viene spedito a Rousseau, il quale prende le distanze dalla lettura pessimista di Voltaire, identificando nell’uomo la responsabilità del disastro.
Secondo Rousseau gli abitanti di Lisbona avevano offeso la natura e la sua semplicità, costruendo una prospera capitale dove si erano ammassate decine di migliaia di persone che:
«per esempio, la natura non aveva affatto riunito in quel luogo ventimila case di sei o sette piani, e che se gli abitanti di quella città fossero stati distribuiti più equamente sul territorio e alloggiati in edifici di minor imponenza, il disastro sarebbe stato meno violento o, forse, non ci sarebbe stato affatto.» (Rousseau, 1756).
L'evento: si stima che il terremoto, avvenuto la mattina del 1°novembre 1755, sia avvenuto nell’Oceano Atlantico, alcune decine di chilometri a sud-ovest dalla città di Lisbona, con una magnitudo pari a circa 8.5. Avvertito in gran parte d’Europa, causò danni in un’area di circa 800.000 km2 e distrusse quasi totalmente la città di Lisbona, ove si stima perse la vita tra il 25 e il 30% della popolazione.
Fu probabilmente il più grande disastro sismico dell’Europa occidentale, che causò la morte di circa 100.000 persone considerando i crolli causati dal terremoto, gli effetti del maremoto e degli incendi che si svilupparono nelle aree urbane (Gutscher et al., 2006).
Non è stato semplice individuare la sorgente sismica del terremoto a causa dell’assenza di strumenti di rilevazione sismica evoluti e della localizzazione dell’epicentro nell’Oceano.
Il terremoto ha generato un maremoto devastante. Numerosi testi redatti da autori coevi descrivono gli effetti che le onde di maremoto causarono lungo le coste del Portogallo e dell’Africa. La città di Lisbona fu gravemente danneggiata dallo tsunami, che penetrò all’interno della città seguendo dalla foce il corso del fiume Tago. Lo tsunami distrusse gran parte dei paesi costieri dell’Algarve, a sud del Portogallo, causando danni diffusi lungo le coste del nord Africa mentre i suoi effetti furono osservati fino alle propaggini del continente nord americano, nelle isole caraibiche e nei paesi scandinavi.